• Pensa globalmente, mangia localmente


    Se ti senti incapace di cambiare le cose, ripensaci.
    Helena Norberg-Hodge spiega in che modo mangiare il cibo locale cambia il mondo.

    Qualcuno troverà esagerata e irrealistica l'affermazione che orientarsi al locale sia la risposta più efficace alla globalizzazione. Ma quanto realistico è continuare a spingere l'intera popolazione del mondo in un'unica economia?
    Oggi, le economie locali fanno ancora fronte a larga parte dei bisogni di circa la metà della popolazione mondiale, soprattutto nei paesi "in via di sviluppo". Se si distruggono queste economie, le loro esistenze miglioreranno?
    Che cosa può offrire ai più la globalizzazione, se non promesse irrealistiche?
    La localizzazione implica meno sconvolgimenti sociali ed ambientali della globalizzazione, ed è di gran lunga meno costosa da realizzare. In effetti, ogni aspetto del locale, sia a livello politico che nelle nostre comunità, porta con sé tutta una serie di vantaggi a cascata.
    Localizzazione significa eventualmente spostare l'attività economica nelle mani di milioni di piccole e medie imprese, invece di concentrarla in un numero sempre minore di mega-società. Localizzazione non vuol dire che ogni comunità debba essere completamente autosufficiente; significa semplicemente accorciare il più possibile la distanza tra produttori e consumatori.
    Dal momento che di mangiare tutti, ovunque, hanno bisogno ogni giorno, passare dal cibo globale a quello locale è il miglior modo per cominciare. La gente in tutto il mondo sta imparando che il cibo globale è troppo costoso, dal punto di vista sociale ambientale ed economico. Si sta cominciando a cercare alimenti locali ed un intero movimento sta guadagnando terreno.

    I vantaggi di passare all'alimentazione locale
    Ma cosa vuol dire esattamente "alimentazione locale"?
    Se la quintessenza dell'alimentazione globale è un pezzo di robaccia tecnologicamente molto lavorata, avvolta in plastica e trasportata per migliaia di chilometri, un sistema alimentare locale significa prodotti freschi, coltivati in poderi vicini, venduti nei mercati in piazza e in piccoli negozi locali indipendenti. Per questa ragione, i "chilometri alimentari" (la distanza che il cibo percorre dalla terra al piatto) sono relativamente pochi, il che riduce molto l'uso di combustibili fossili e il relativo inquinamento.
    Ci sono anche altri benefici ambientali. I mercati globali richiedono produzioni intensive ed uniformi (monocolture) che eliminano dai campi tutto tranne la coltura da vendere. D'altra parte, i mercati locali danno agli agricoltori un incentivo alla diversificazione, creando nell'azienda agricola nicchie per piante spontanee e varie specie animali. Inoltre, i poderi coltivati la policoltura non hanno spazio per i pesanti macchinari usati nelle monocolture, quindi eliminano una delle principali cause dell'erosione del suolo.
    La diversificazione delle culture si presta anche meglio ai metodi biologici, rendendo le coltivazioni meno soggette alle malattie e riducendo così il bisogno di pesticidi artificiali.
    Le economie rurali in particolare traggono beneficio dai sistemi alimentari locali, dal momento che la maggior parte del denaro speso dalla gente per mangiare in questo caso va al contadino, non a lontane società finanziarie.
    Juan Moreno, un agricoltore dell'Andalusia, in Spagna, ci ha detto "Quando vendevamo le nostre verdure ai supermercati non ci pagavano quasi nulla. Ora, attraverso la locale cooperativa di consumo, ci pagano di più - fino a tre volte di più per alcune verdure".
    I piccoli poderi con tante produzioni diverse favoriscono le economie locali anche creando posti di lavoro, poiché sono più adatti alla manodopera che a grandi macchine. Per esempio, nel Regno Unito, le aziende agricole sotto i 40 ettari generano cinque volte più lavoro a ettaro di quelle sopra i 200 ettari. E i guadagni dei contadini arricchiscono le comunità locali molto più del denaro pagato per far funzionare pesanti macchinari, il quale viene quasi immediatamente dirottato alle grandi industrie di macchine agricole.

    La qualità del cibo
    II cibo locale è quasi sempre più fresco - e quindi più nutriente - del cibo globalizzato, ha anche bisogno di meno conservanti o altri additivi, ed i metodi biologici possono eliminare i residui dei pesticidi. Gli agricoltori possono coltivare varietà che sono più adatte ai climi e terreni locali, permettendo al sapore e alle proprietà nutritive di avere la precedenza sulla conservabilità per stare più a lungo possibile sugli scaffali e sui capricci del mercato globale.
    L’allevamento animale in questo caso può essere complementare ai raccolti, fornendo condizioni più salubri ed umane per gli animali ed una fonte non chimica di fertilità. E se i paesi del Sud del mondo fossero incoraggiati ad usare la loro manodopera e i loro terreni migliori per i bisogni locali piuttosto che per colture di lusso destinate ai mercati del Nord, anche la fame diminuirebbe.
    Perfino molti di coloro che riconoscono le sue conseguenze negative credono che il sistema alimentare globale sia necessario, perché produce più cibo e lo fornisce a prezzi più bassi. Ma questo è semplicemente falso. Studi realizzati in tutto il mondo mostrano che i poderi piccoli e diversificati hanno rese maggiori delle monocolture su grande scala. In effetti, se veramente si desse la priorità a produrre cibo per la fame nel mondo, il passaggio a sistemi alimentari locali dovrebbe iniziare immediatamente, dal momento che questi funzionano molto meglio per sfamare la gente.
    Sebbene il costo del cibo globale non traspaia nel prezzo del supermercato, lo paghiamo con le tasse – per finanziare la ricerca sui pesticidi e le biotecnologie, per dare sussidi alle infrastrutture di trasporto, di comunicazione ed energetiche di cui il sistema ha bisogno, e per pagare gli aiuti esteri che attirano le economie del terzo mondo nel distruttivo sistema globale.
    È in altri modi che paghiamo i costi ambientali del cibo globale, che stanno degradando il pianeta che i nostri bambini erediteranno.

    Come passare al locale?
    Purtroppo, nonostante l'evidenza, la maggior parte dei politici sostengono un'ulteriore globalizzazione alimentare, nella convinzione che più cresce il commercio meglio è. Come risultato, prodotti identici stanno incrociandosi attraverso il globo, senza altro scopo se non arricchire le società che controllano l'approvvigionamento alimentare nel mondo.
    Un primo passo immediato sarebbe assicurare che prodotti identici non vengano contemporaneamente importati ed esportati. Se eliminiamo il commercio inutile di qualsiasi prodotto, dal grano, al latte e alle patate fino al succo di mela e agli animali vivi, basterebbe la riduzione dei trasporti a portare immediati benefici.
    Ma per prendere una decisione simile occorrerebbe riscrivere i trattati commerciali, ri-stabilendo i diritti dei cittadini a proteggere le loro economie e risorse.
    I sussidi che ora mantengono il sistema alimentare globalizzato dovrebbero passare a finanziare sistemi più locali.
    I governi hanno speso somme enormi dei contribuenti per mantenere un costoso sistema alimentare che finge di fornire cibo "economico". Se solo una minima parte di tale somma fosse invece dedicata a sostenere economie di piccola scale, i prezzi degli alimenti locali diminuirebbero e la loro disponibilità aumenterebbe.
    Sono essenziali dei grandi cambiamenti nella politica energetica. Nei paesi del Sud, dove le infrastrutture energetiche sono ancora in costruzione, potrebbe essere facilmente realizzato il passaggio a un percorso di energie rinnovabili decentrate, ad un costo, in dollari ed in sconvolgimenti umani, pari ad una piccola parte di quelli che comportano i pesanti sussidi alle grandi dighe, all'energia nucleare ed ai combustibili fossili.
    Oggi, viene imposto in tutto il mondo un solo modello educativo, eliminando le conoscenze e abilità di cui la gente ha bisogno per vivere delle proprie risorse, nei loro luoghi sulla Terra.
    Cambiamenti nella politica fiscale potrebbero anche loro aiutare a promuovere la localizzazione alimentare. Attualmente, i crediti fiscali favoriscono i produttori globali i cui modi di produzione richiedono grandi spese nei consumi di energia. Nel frattempo, i metodi a maggiore intensità di manodopera dei piccoli produttori diversificati, sono penalizzati dalle tasse sui redditi, dai contributi previdenziali e da altre tasse sul lavoro.

    Ri-regolare il Commercio Globale, de-regolare il Commercio Locale
    La crescita del commercio e della finanza globale ha portato all'emergere di gigantesche società multinazionali le cui attività sono altamente inquinanti e socialmente sfruttatrici. Ciò ha prodotto la necessità di regolamentazioni sociali ed ambientali sempre maggiori, insieme a un'enorme burocrazia per amministrarle. Questa burocrazia sta strangolando le attività più piccole con scartoffie, ispezioni e multe i cui costi sono inutili, eppure ora obbligatori. Il fardello è troppo grande da sopportare per le piccole imprese, mentre i grandi sono contenti di pagare e si ingrossano con la scomparsa dei loro concorrenti. Quanti caseifici hanno chiuso perché costretti a passare a lavelli di acciaio inox, mentre la porcellana li ha serviti benissimo per generazioni?
    Oggi c'è l'urgente necessità di un controllo da parte dei governi nazionali e regionali sulle attività delle multinazionali. Contemporaneamente c'è un bisogno altrettanto urgente di allentare i controlli sul commercio locale, che è per natura molto meno incline a danneggiare la salute umana e l'ambiente.

    Invertire la tendenza
    Questi cambiamenti darebbero spazio alla fioritura di migliaia di iniziative basate sulle comunità locali - molte di esse già in corso.
    Dall'agricoltura con vendita diretta alle famiglie, ai bilanci di giustizia, ai mercati agricoli in piazza, alle cooperative di consumo, ai gruppi di acquisto, alle campagne compra-locale, la gente ha già cominciato il lavoro pratico necessario a ricostruire i propri sistemi alimentari locali. Ma questi sforzi cadranno nel vuoto se le politiche governative continuano a favorire i grandi e la globalizzazione. È facile disperare quando i ministri e i governi promuovono ciecamente il commercio fine a se stesso. e ciò mentre discutono di ridurre le emissioni di CO2. Ma gli attivisti e i cittadini devono unirsi lo stesso ed esercitare forti pressioni dal basso.
    Di già sono nate alleanze senza precedenti. Gli ambientalisti e i sindacalisti, gli agricoltori e gli ecologisti più radicali, gente del Nord e del Sud - dicono tutti "no" a un sistema che distrugge i posti di lavoro con la stessa velocità con cui distrugge le specie animali e vegetali, che minaccia la sopravvivenza dei contadini e fa salire sul mercato i prezzi dei cibi sani.
    È necessario lavorare di più per rivelare i collegamenti fra le nostre tante crisi. Dobbiamo dire chiaramente la verità sul commercio e sul modo con cui si misura il progresso, e dobbiamo descrivere i vantaggi ecologici, sociali, psicologici ed economici dell'opera di localizzazione e decentramento delle nostre economie.

    Stringere i legami fra gli agricoltori ed i consumatori porterà un miglioramento fondamentale. Ci darà grandi soddisfazioni e rafforzerà in noi la certezza che nel fare un passo così positivo per noi e le nostre famiglie incoraggiamo anche la diversità, difendiamo i posti di lavoro e l'ambiente, in tutto il mondo.